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Una bellissima vacanza alle eolie

  • Scritto da Marco D'Ambrosio

Erano ormai un po’ di anni che non facevo più una vacanza in barca a vela e cominciavo proprio a sentirne la mancanza. Finalmente quest’anno l’occasione: il figlio ormai cresciuto e dotato di quella autonomia basilare che ti consente di ricominciare a pensarci e non uno ma addirittura una coppia di amici volenterosi-coraggiosi, Marco e Domenico, con relative famiglie, disposti a condividere l’avventura nonostante la loro poca o nulla esperienza.

Marco trova, in rete, un 50.5 piedi (Beneteau Cyclades) con 5 cabine doppie (di cui 3 con bagno, cioè uno per famiglia) ed una singola a prora estrema (col proprio bagnetto personale)! Praticamente facendo dormire 3 bimbi in una matrimoniale abbiamo tutti la cabina e non dobbiamo attrezzare la dinette (questo secondo me è sempre un ottimo punto di partenza)! La base è a Tropea per cui il trasferimento da Pescara è solo via terra, senza traghetti o aliscafi. E tanto è stato, ovviamente a me l’onere della conduzione di una barca di 15.6 metri di lunghezza f.t. e 4.9 di baglio massimo (niente male per uno che regata ancora, sì, ma col laser …) e della sicurezza di un equipaggio di 12 persone (di cui 6 minori). Durata della vacanza: dal 4 al 11 Luglio.

VACANZA EOLIE FOTO 1

Passo il mese di Giugno a studiare portolani, carte, avvisi ai naviganti (per aggiornare carte e portolani), report di viaggi, le orto-foto di Google Maps, le pagine azzurre disponibili su Internet. Passo anche qualche ora in porto con amici per “riprendere la mano” negli ormeggi in banchina e con la manovrabilità delle grandi barche. Fisso l’itinerario e, visto che a bordo ci saranno 6 bambini, prenoto i porti (almeno lì, dove si può, visto che le Eolie hanno pochi approdi e ancor meno ben ridossati): Lipari (Porto Pignataro), Vulcano (Cala Levante), Salina (Darsena turistica). Di Panarea non riesco a trovare nulla, comunque lì l’approdo è solo su campo boe, quindi, senza troppe preoccupazioni, rimando la prenotazione a quando saremo almeno a Tropea (anche per avere suggerimenti su chi chiamare). Fissate le tappe (pur sapendo che l’incognita meteo potrebbe non permetterci di rispettarle, soprattutto con un equipaggio poco esperto e per metà sotto i 12 anni), ottimizzo il piano delle “calette” in cui fermarci di giorno, la scalata serale di Vulcano (niente paura solo 400 m s.l.m., fattibilissima per i bambini), i paesini da vedere la sera e prospetto il tutto al mio equipaggio. Nel frattempo si fa la spesa per la cambusa e si pianifica il viaggio in auto.

Viene finalmente il giorno della partenza, le previsioni meteo sono ottime (l’anticiclone delle Azorre e quello africano si sosterranno a vicenda per tutto il periodo), anche se due settimane prima, proprio lì, il vento ha soffiato fino a 30 nodi per diversi giorni! Dopo tutto c’è chi dice che non a caso si chiamano EOLIE. Io comunque mi sono equipaggiato memorizzando sul cellulare gli indirizzi wap (ovvero specifici per essere consultati da telefonino) dei siti meteo che preferisco. Dopo tutto Internet permea ormai la nostra società in tutto e per tutto: è sbagliato dimenticarsi degli strumenti classici e sempre affidabili (bollettini su VHF, bollettini a terra emessi dalla Guardia Costiera, barometro, osservazioni del cielo, ecc.), ma bisogna anche sapere sfruttare le grandissime potenzialità offerte dalla tecnologia. Inoltre, dettaglio non di poco conto, il canale 69, su cui vengono rilanciati i bollettini meteo per tutta quella zona, non si riceve bene all’interno dei porti: così mi è stato detto dagli addetti della società di noleggio e così ho avuto anche modo di verificare durante le soste in porto.


VACANZA EOLIE FOTO 2

A Tropea prendiamo confidenza con la barca, ci illustrano i funzionamenti di tutti i sistemi fondamentali, mentre le mogli spacchettano e stipano sia la cambusa che il vestiario in maniera ineccepibile dal punto di vista marinaresco. Imparare il tutto (interruttori, valvole, ecc.) in breve tempo è comunque un’impresa, perché poi, per fronteggiare la più banale avaria sei da solo, non c’è nessuno che ti ricorda dove si trova quel tale interruttore o come si intercetta un serbatoio piuttosto che un altro: cerco quindi conforto facendomi affiancare nel “tour” dagli altri.

Decidiamo di non partire subito per passare poi le ultime ore della notte alla fonda a Lipari, ma di dormire in porto a Tropea e poi prendere il largo di mattina presto.

La mattina del 5, alle 6:00 prendiamo finalmente il largo. In coperta siamo io Marco e Domenico, non appena accendo il motore tutti, anche se un attimo prima sembravano dormire come ghiri, salgono in coperta per non perdersi la “vera partenza” nonché una bellissima alba.

Le condimeteo sono perfette, sole e mare piatto. Unico assente il vento che ci costringe a tenere il motore per tutta la traversata (ma alla fine, tutto considerato, non potevo sperare di meglio).

Il primo giorno lo passiamo alla baia di Porticello (nord-est di Lipari) davanti alla cava di Pomice. Il fondale tiene bene, benché l’ancora fosse praticamente invisibile, affondata com’era nella “sabbia” di pomice e quest’ultima non ha una buona nomea in quanto a fondale tenitore. Certo bisogna considerare che c’era pochissimo vento e quasi niente mare. La sera si entra a Porto Pignataro dove le barche degli ormeggiatori sono di legno e foderate letteralmente di parabordi in modo da poter aiutare, all’occorrenza, le imbarcazioni in manovra. A terra non ci sono docce né servizi, ma la barca (del 2007) ha tutti i comfort e gli accorgimenti per il porto. VACANZA EOLIE FOTO 3

 

A terra c’è l’omino che vende frutta e verdura e ci accordiamo per il pane e due bei cocomeri al mattino seguente. Per raggiungere la città di Lipari ci vuole un mezzo (per noi un pulmino taxi), ma il tragitto è breve: prendiamo i primi contatti con la cucina e l’artigianato locali.

Il mattino seguente si decide di andare alla ricerca delle piscine di Venere (lato ovest dell’isola di Vulcano, appena a sud della grotta del cavallo, così denominata per le forme della roccia che da lontano sembra un cavallo chinato a strappare qualche filo d’erba). Qui il fondale è roccioso, decido di armare grippia e grippiale: non si può mai sapere. Il mare è splendido, inutile dirlo, col tenderino entriamo a remi nella grotta del cavallo, qualche immersione nelle acque turchesi e poi di nuovo fuori.

Qualche giro attorno al faraglione e vicino agli scogli e poi di nuovo a bordo dove i bimbi proseguono con i tuffi e le mamme si cimentano con la cucina cominciando ad imitare i sapori e le ricette locali.

Rientriamo a Cala Levante per la sera e poi subito in marcia per conquistare il cratere di Vulcano con le sue fumarole e le rocce impregnate di zolfo (siamo saliti alla sera in modo da non patire il caldo del sole, per la discesa però avevamo delle torce al seguito, in quanto il tragitto è un po’ sconnesso).

Il giorno dopo lo passiamo a Vulcano, con una sosta ai fanghi la mattina ed un pomeriggio in cui lasciamo l’ormeggio esclusivamente per dedicarci un po’ alla vela, nonostante il vento che, anche quel giorno, era molto leggero. Abbiamo comunque armato la MPS (Multi Purpose Sail) almeno per far fare a tutti un po’ di esperienza alla vela e dare un assaggio delle varie manovre che si possono fare a vela.

VACANZA EOLIE FOTO 4
Durante la notte abbiamo avuto qualche problema con la risacca che comunque entrava nella baia: le imbarcazioni ormeggiate infatti la ricevevano proprio sul traverso e rollavano anche in modo pronunciato. Nonostante la sera prima, durante la manovra d’ormeggio, avessi controllato che la barca di fianco a noi fosse di lunghezza sensibilmente minore, e quindi avesse l’albero sfalsato rispetto al nostro, alle 2:00 di notte ci siamo dovuti catapultare in coperta perché qualche onda più grossa e le barche che rollavano in controfase hanno fatto sì che la nostra sartia di sinistra sfiorasse lo strallo della barca di fianco. Onde evitare delle inutili catastrofi e poter continuare a dormire tranquilli per il resto della notte abbiamo tonneggiato la barca di un posto sulla nostra dritta, staccandoci dalla barca sulla nostra sinistra (fortunatamente il pontile era quasi vuoto).

Quarto giorno: lasciamo Vulcano per dirigerci verso Salina. Anche oggi vento scarso e se non vogliamo metterci troppe ore dobbiamo ricorrere al motore ancora una volta. Approfittiamo delle condizioni più che favorevoli per creare un diversivo per i bambini durante il trasferimento: arrampicata sull’albero con il banzigo. Sono il primo a salire per verificare la tenuta del banzigo e la presenza o meno di ostacoli insidiosi lungo l’albero. Poi è la volta dei piccoli, che, ad uno ad uno, non si tirano indietro spinti dalla curiosità di scoprire nuove cose. Alla fine anche una delle mamme, mia moglie, che nei parchi giochi è sempre in prima fila, è voluta salire, meglio così.

A Salina ci fermiamo nella baia di Pollara (ad ovest dell’isola). Anche qui il fondo è roccioso, ma visto che non c’è vento né corrente, ancora una volta la precauzione del grippiale è eccessiva.

VACANZA EOLIE FOTO 5

Facciamo finalmente la nostra prima cattura: un polipo, magro bottino, che decidiamo comunque di arricchire poi con una sosta in pescheria per dare libero sfogo alle abilità culinarie marinaresche delle consorti.

Dal mare (all’interno della baia) il paese di Pollara neanche si vede visto che si trova oltre il costone che si affaccia a picco su di noi. Più in basso notiamo delle porticine dalle quali si accede in delle cavità scavate nella roccia, ciascuna con scivolo a mare: deduciamo che molto probabilmente si tratta di rimessaggi per le imbarcazioni da pesca (dal momento che l’unico porto dell’isola si trova da tutt’altra parte).


La sera entriamo in porto a Santa Marina di Salina, nella darsena turistica. Il porto è l’unico delle Eolie attrezzato con servizi e docce per gli ospiti del Marina. Di sera, in paese, incontriamo il famosissimo Alfredo, che ci invita a cenare nel suo ristorante a Lingua (3 chilometri a sud di Santa Marina di Salina), per provare il famoso “Pane Cunzato” e le celeberrime granite (una qualità non eguagliata neanche da altri posti delle stesse Eolie). Alla fine, con i taxi di andata e ritorno inclusi, abbiamo speso circa dieci Euro a testa: questa sì che è accoglienza mediterranea! VACANZA EOLIE FOTO 6

Quinto giorno: finalmente esce il vento. Il trasferimento da Salina a Panarea possiamo farlo finalmente a vela. Un paio di bordi lunghi di bolina, con un vento che arriva ad una punta di 11 nodi, ci portano dritti a cala Zimmari (sud-est dell’isola di Panarea) a fianco a cala Junco dove sarebbe vietato l’ormeggio nonostante si noti una ressa di imbarcazioni tutte lì attorno. Decidiamo di dare fondo a cala Zimmari. Alla sera ormeggio alla boa davanti Panarea (poco a sud rispetto al pontile di attracco dell’aliscafo) e cena in barca con l’eccellente pasta allo scoglio (inclusiva del notro polipo pescato a Pollara). Sera per le vie di Panarea un paesino che sembra un presepe, le cui strade sono illuminate dalle sole luci di case e negozi.

VACANZA EOLIE FOTO 7

La mattina del quinto giorno la sveglia suona alle 3:30. Bisogna partire presto se vogliamo passare sul tratto di mare antistante la “Sciara del fuoco” di Stromboli (ad opportuna distanza di sicurezza) prima che sorga il sole, in maniera da poter assistere allo spettacolo delle eruzioni del vulcano amplificate dal buio della notte. E tanto è stato: Stromboli, che non si fa certo pregare per regalare dei bei zampilli di lava, anche quella mattina ci ha saputo dare soddisfazione.

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Sulla via del ritorno ci fermiamo a Capo Vaticano, prima di riportare la barca a Tropea (entro le 17:00 di Venerdì, come da contratto) e dopo aver riempito i serbatoi del gasolio (poco meno di 200 Euro per tutta la settimana, non male considerato che abbiamo potuto fare ben poca vela).

Un’esperienza sicuramente da ripetere, spero già il prossimo anno, verso nuove mete sempre affascinanti come lo sono state le nostre bellissime Eolie.


Marco D’Ambrosio

Le condimeteo sono perfette, sole e mare piatto. Unico assente il vento che ci costringe a tenere il motore per tutta la traversata (ma alla fine, tutto considerato, non potevo sperare di meglio). Il primo giorno lo passiamo alla baia di Porticello (nord-est di Lipari) davanti alla cava di Pomice. Il fondale tiene bene, benché l’ancora fosse praticamente invisibile, affondata com’era nella “sabbia” di pomice e quest’ultima non ha una buona nomea in quanto a fondale tenitore. Certo bisogna considerare che c’era pochissimo vento e quasi niente mare. La sera si entra a Porto Pignataro dove le barche degli ormeggiatori sono di legno e foderate letteralmente di parabordi in modo da poter aiutare, all’occorrenza, le imbarcazioni in manovra. A terra non ci sono docce né servizi, ma la barca (del 2007) ha tutti i comfort e gli accorgimenti per il porto.